L'arte dell'ascoltare

27.04.2022

Ascoltare chiede un impegno notevole per chi sceglie di farlo. Ma quanto siamo responsabili di una comunicazione efficace?

Ieri sera, mentre ero a cena con diversi amici, in un orario in cui il telefono, almeno per lavoro, dovrebbe non essere reperibile, alcuni di loro hanno ricevuto messaggi su whatsapp. Man mano che la conversazione a tavola continuava contemporaneamente allo scambio di informazioni telefoniche, potevo vedere la confusione e lo stress di dover concentrarsi in una risposta lavorativa corretta e cercare di ascoltare attivamente la conversazione amichevole che si svolgeva a tavola. E tra me e me, mi sono domandato

 Perché lo facciamo? 

Me lo sono domandato in quanto io stesso, lavorando con un ampio pubblico, dove gli accordi si prendono a distanza, mi sono ritrovato più volte in quel tipo di situazione. 

Ma perché allora non evitiamo di rispondere? 

Probabilmente perché siamo ormai talmente abituati all'uso del telefonino che noi stessi non possiamo fare a meno di vedere una notifica e rispondere, in quanto si applica spesso in noi (ma anche nell'interlocutore dall'altra parte) la paura di essere giudicati; perché whatsapp nello specifico, mostra ogni singolo passaggio di ciò che accade: se abbiamo ricevuto il messaggio, se la spunta è diventata blu, sino all'ultima volta che eravamo online. 

Certo, in alcune situazioni, può tornare utile: sapere se dobbiamo o non dobbiamo disturbare qualcuno, o ad esempio "controllare" gli spostamenti di un adolescente.

Ma quanto potere di controllo vogliamo avere sulle persone? Per quale motivo ci arroghiamo il diritto di scrivere quando ci pare e ci piace o dover controllare il perché una persona non ci abbia risposto?

Questo vale nella vita privata e nelle relazioni, che spesso sono fonte di gelosie infondate, ma troppo spesso la vita lavorativa inficia quella privata. 

E soprattutto, in queste conversazioni, quanto ascolto c'è? 

Oltre al tipo di comunicazione che rischia di essere dimenticata tra una chat e l'altra, quanto interesse c'è in quello scambio di messaggi? E quanto ascolto c'è in una cena dove si sta chiacchierando mentre si sta facendo dell'altro?

Perché per quanto possiamo essere propensi o meno, il multitasking non è mai propositivo; ci permette di ottimizzare i tempi, ma con un'attenzione all'ascolto certamente ridotta, o comunque a breve termine. 

Impariamo dalla Natura. 

Ogni tanto cerchiamo di rallentare i nostri ritmi, ritrovando un equilibrio con noi stessi, staccando tutto e restando online solo con noi o con le persone che sono con noi. 

Quando ti trovi a fare una passeggiata, spegni il telefono e lasciati ispirare ricordando che siamo nati senza accessori che fino a qualche anno fa non esistevano. Prova a rientrare per poco tempo in quel mood per rigenerare l'ascolto verso te stesso e gli altri.